Da quasi un mese, nella sua malattia, Francesco è sostenuto giorno e notte da una incessante preghiera...
STORIE DI SPERANZA 6: Due gemelli da Salgareda con la stessa passione, dedicare gratuitamente del tempo al prossimo

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una serie di fatti di cronaca molto gravi che hanno avuto come protagonisti dei giovani e, anche, giovanissimi; portando la società, in primis i genitori e gli educatori a interrogarsi su cosa stia succedendo a questa nuova generazione.
Poi, però, fortunatamente ti imbatti nella storia di Gianluigi e Nicola Padovan, ventenni, fratelli gemelli, originari della parroccchia di San Michele Arcangelo in Salgareda, che sono appena rietrati da sei mesi di missione in Sudamerica con l'Operazione Mato Grosso. Questa realtà opera dal 1967 a favore dei poveri, promuovendo in Italia attività che hanno lo scopo di raccogliere fondi, ma anche l'invio di giovani e coppie sposate nei Paesi oggetto di missione, per affiancare la popolazione locale.
Gianluigi è stato in Brasile, nella regione del Mato Grosso, entrando in contatto con la comunità indigena degli Xavantes, una delle ultime a vivere nella foresta, seguendo riti e tradizioni tramandate da secoli.
Nicola, invece, è stato in Perù, in una missione situata sulla cordigliera delle Ande, a più di 2.000 metri di altitudine. Qui ha affiancato gli educatori della scuola di Talleres, ovvero una scuola professionale nella quale ragazzi peruviani possono imparare un lavoro come intagliatori e restauratori di opere in legno.
“Fin dai primi anni delle superiori siamo entrati a far parte dell’Operazione Mato Grosso (Omg) e ci siamo impegnati in svariate attività (raccolta ferro, vendita arance calabresi, vendita tagliatelle ecc...) per raccogliere soldi da mandare alle missioni. A un certo punto è nato in noi il desiderio di vedere con i nostri occhi le realtà per le quali tanto ci impegnavamo”, racconta Gianluigi.
“Le nostre aspettative sono state completamente stravolte, una volta giunti nel luogo della missione - continua Nicola -. La povertà e l'arretratezza che ho trovato in Perù mi riportavano ai racconti dei miei nonni sui campi lavorati a forza delle sole braccia, senza neanche l’aiuto degli animali”.
“Nella missione dove ero assegnato in Mato Grosso - prosegue Gianluigi - ero l’unico italiano: il nostro compito era di aiutare la popolazione locale negli spostamenti di cose o persone, visto che avevamo un camioncino a disposizione. Spesso siamo andati nella foresta per tagliare foglie di palma e canne con cui gli Xavantes costruiscono le loro case e che devono spesso essere cambiati”.
Se chiedi a questi due giovani cosa pensano di aver dato alle persone che hanno incontrato la risposta è spiazzante, entrambi, infatti concordano di aver fatto ben poco in quanto le necessità di queste popolazioni sono moltissime: dai medicinali che scarseggiano al cibo sempre misurato per sfamare famiglie numerose, alle scarse prospettive di lavoro per i giovani, fino alla tecnologia che, inizia ad arrivare anche in quei luoghi sperduti portando con sé aspetti negativi e positivi.
“C’è una cosa che accomuna la nostra società occidentale a quelle del Brasile e del Perù che abbiamo conosciuto - concludono i ragazzi -. Ci riferiamo all'individualismo: fare qualcosa per gli altri in modo gratuito; infatti, il volontariato, da noi sta scomparendo, e per loro è un concetto difficile da comprendere, quando lottano ogni giorno per sfamare la propria famiglia. Questo speriamo di aver trasmesso in terra di missione e anche qui ai ragazzi che incontreremo: spendersi per gli altri è bello e ti dà molto di più di quanto tu possa pensare”.