Da quasi un mese, nella sua malattia, Francesco è sostenuto giorno e notte da una incessante preghiera...
Vita nascente, appello per un “sì” concreto









Un “sì” di speranza, ma, e, al tempo stesso, necessariamente concreto, quello che deve essere dato alla “vita nascente”. L’appello rivolto a tutta la società e alle Istituzioni politiche, arriva da Uniti per la vita, espressione territoriale del Movimento per la vita e del Centro aiuto alla vita, che ha promosso, sabato 29 marzo, un convegno di un’intera giornata, a Treviso, intitolato “Vita nascente: un sì alla speranza”.
Nel suo saluto introduttivo alla sessione della mattinata, che si è tenuta a palazzo dei Trecento, ed è stata moderata dal giornalista della Vita del popolo Bruno Desidera, il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha fatto riferimento al periodo giubilare e alla bolla d’indizione “Spes non confundit”, nella quale papa Francesco chiede una “alleanza sociale per la speranza”. Serve, secondo il vescovo, entrare in un “circuito virtuoso di speranza”, anche come risposta a un mondo “aggressivo a tutti i livelli”, in cui si fa a gara per mostrarsi “brutali”. L’assessora comunale di Treviso al Sociale, Gloria Tessarolo, ha spiegato che il “sì alla vita” non si costruisce a compartimenti stagni, e ha proseguito: “Nella società non c’è ancora consapevolezza dell’importanza di lavorare sulla fascia tra 0 e 6 anni”, nella quale si costruiscono le basi per non “perdere” i nostri ragazzi nel periodo dell’adolescenza. Dal presidente dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, l’invito a “non avere paura a manifestare pubblicamente il sì alla vita”, soprattutto di fronte al calo delle nascite e della fertilità. “La vita nascente è un bene pubblico”, ha ribadito Raffaele Freda, a nome della Provincia di Treviso, ammettendo che questi, per le giovani coppie, sono “tempi difficili”.
L’intervento centrale della mattinata è stata quella del prof. Giampiero Dalla Zuanna (nella foto), demografo dell’Università di Padova, già parlamentare.
Se nel 2006 c’erano 100 nuovi nati, nel 2023 ne avevamo 68, il dato di partenza della riflessione del docente. Un crollo che è dovuto solo in parte al rapporto tra numero di nascite e numero di coppie, e non tanto alla propensione a stare in coppia, ma soprattutto, piuttosto, al numero di donne in età feconda. In pratica, gli effetti del calo demografico sono ormai arrivati alla seconda generazione. Di conseguenza, “la prima cosa da fare è non diminuire il numero di donne, facendo restare i giovani in Italia e aprendo in modo controllato ai flussi migratori”. Si apre, qui, la partita delle scelte politiche, “poiché niente è pre-determinato, e le variabili chiave, per i giovani, sono il reddito e l’alloggio”, oltre a servizi che non coprano soltanto prima infanzia e infanzia, ma anche gli anni successivi.
Dalla Zuanna ha voluto anche dare alcuni numeri rispetto agli aborti in Italia. Nel 2022 le interruzioni volontarie di gravidanza (ivg) sono state 66 mila, con un tasso di abortività che è tra i più bassi in Europa: 6 ivg ogni 1.000 nascite, mentre negli Usa il tasso è 11, in Francia 16, nel Regno Unito 19. “Da questo punto di vista, la presenza delle associazioni e dei volontari per la vita, così come dei consultori, è stata fondamentale”, secondo il demografo.
Tra i servizi più sentiti e richiesti dalle giovani famiglie, c’è quello dei nidi. Il tema è stato approfondito, in una tavola rotonda, dal presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, dalla presidente della Fism di Treviso, Simonetta Rubinato, dalla presidente dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana, Paola Roma, e dal segretario della Commissione Affari sociali della Camera, on. Paolo Ciani.
Se il Veneto, mediamente, ha superato l’obiettivo di 33 posti ogni 100 bambini fissato dall’Unione europea per il 2026 (Treviso è, invece, ancora al 31,9), il merito è soprattutto delle scuole paritarie. “Qui la sussidiarietà è una realtà praticata”, ha detto Rubinato, nonostante le tante penalizzazioni. Dagli altri interlocutori è arrivato l’impegno a sostenere politiche di lungo periodo, strutturare e non sporadiche.
Agli incontri istituzionali del mattino, ha fatto seguito un pomeriggio di taglio culturale, in Seminario, moderato dalla vicedirettrice di “Il messaggero di Sant’Antonio”, Sabina Fadel. Spazio, dunque, a storie personali, arte e musica (attraverso alcuni intermezzi), oltre ai saluti del presidente del Consiglio comunale di Treviso, Antonio Dotto, del presidente del Forum delle associazioni familiari di Treviso, Alessandro Ghedin, e di Davide Bellacicco, a nome dell’Azione cattolica diocesana.
Tra le testimonianze, quella della campionessa olimpica di Los Angeles 1984, Gabriella Dorio, ora vicepresidente Fidal. Ha riflettuto, la maggior parte delle discipline sportive si fonda sul volontariato e sulla disponibilità delle famiglie e con queste occorre lavorare, non solo con gli atleti, perché ne avvertano tutta la centralità del ruolo nella crescita di uno sportivo.
Don Luca Vialetto, direttore del Museo diocesano, ha offerto un’accurata descrizione di due affreschi siti nella adiacente chiesa di San Nicolò, spunto per riflettere sull’evento dell’Annunciazione, e con la testimonianza di vita di due genitori cofondatori dell’associazione “La Quercia millenaria”, realtà del terzo settore impegnata sul fronte delle disabilità. Maria Grazia Salmeri, dirigente dell’Ulss 2, ha raccontato i suoi 35 anni di sala parto: la gioia indescrivibile letta per una vita negli occhi di mamme e papà che assistono al miracolo di una vita che nasce. Ha raccontato di come oggi siano divenuti avanzati i protocolli volti a valorizzare in quei frangenti il ruolo del padre.
In chiusura, il prof. Gino Soldera, docente di Psicologia e di Educazione prenatale allo Iusve di Mestre, ha posto l’accento sul potenziale straordinario di un bambino nella dinamica di coppia, anche in ordine all’impegno comune orientato alla sua crescita e su come, sin dalla gravidanza, il bambino cambi chi lo porta in grembo. Il vicepresidente di Ucid Treviso (Unione cristiana imprenditori e dirigenti), Alberto Gava, ha riflettuto sulle difficoltà dell’essere genitore e lavoratore oggi, richiamando, però, il ruolo della famiglia e dei figli nel migliorare il lavoro stesso.