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L’Istituto Besta di Treviso ha compiuto 100 anni

L’Istituto di istruzione superiore Fabio Besta ha festeggiato nei giorni scorsi ben cento anni di storia con una cerimonia molto partecipata. È, infatti, del 26 marzo 1925 il Regio decreto n. 463, che sancisce l’istituzione di una scuola commerciale in palazzo Scotti (via Sant’Andrea), le cui spese sono sostenute dal Comune di Treviso, dalla provincia e dalla Camera di Commercio, a testimonianza della richiesta di formazione da parte dello stesso mondo dell’impresa. Bisogna aspettare otto anni per il trasferimento nell’attuale sede di Borgo Cavour numero 33 e nel 1939 l’intitolazione a Fabio Besta: inizia più o meno da qui la storia che docenti, società civile, amministrazione e studenti hanno voluto festeggiare proprio il 26 marzo 2025.
La cerimonia
Le celebrazioni sono iniziate all’interno dell’aula magna del Duca degli Abruzzi: un cambio di programma rispetto alla più contenuta sala del museo Bailo, inizialmente prevista e che testimonia l’ampia partecipazione all’evento. La giornata è stata condotta dalla dirigente scolastica, Renata Moretti, che ha voluto sottolineare la partecipazione attiva degli studenti a questo traguardo: immagine coordinata, materiali pubblicitari e video di presentazione della giornata sono stati, infatti, realizzati tutti dagli alunni, così come gli alunni si sono occupati dell’accoglienza all’evento e hanno condotto le visite guidate alle nuove aule laboratoriali dell’istituto, realizzate con i fondi del Pnrr. Non è mancato un intervento del Coro voci del Besta e, naturalmente, i saluti e gli auguri di vari esponenti della società civile. “Se il Besta compie 100 anni è merito di tutti noi e vi ringrazio di cuore”, ha detto con commozione la dirigente.
100 anni di formazione
Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, ha sottolineato che il Besta è una “scuola che è cresciuta con il territorio: dalla formazione segretarie d’azienda [per la quale è stata per tanti anni conosciuta, nda] a scuola che intercetta le necessità del territorio e della cittadinanza, dalla grafica alla cura e assistenza. Il Besta è un punto di riferimento e fiore all’occhiello per la città, è inclusività e capacità di accoglienza”. In effetti, l’Istituto arriva alla sua intitolazione a Fabio Besta nel 1939, ma negli anni precedenti aveva visto una fusione di tre scuole di avviamento professionale: regia scuola di avviamento, regia scuola di avviamento “Bianchetti” e corso di avviamento serale “Zoppelli”. Nel 1939, in pieno fascismo, al Besta si studiavano materie come religione, cultura militare, cultura generale, matematica, computisteria, calcolo, scienze naturali, merceologia, francese, inglese o tedesco, calligrafia, dattilografia, stenografia, educazione civica e (solo per le ragazze) puericultura. Seguono decenni di continuo adattamento alle richieste del mercato del lavoro: negli anni ’60, l’inserimento della formazione umana, negli anni ’70, la formazione di segretarie d’azienda, negli anni ’90, l’informatica e il turismo, dal 2003, i servizi socio-sanitari e, nel 2022, i servizi culturali e dello spettacolo. Da sempre l’istituto collabora con gli enti del territorio, e lo fa tuttora: il 1° aprile di quest’anno, per esempio, gli studenti dell’Istituto Fabio Besta diventano guide e operatori culturali per un giorno, grazie a un percorso ideato col museo Bailo e il Comune di Treviso, che coinvolge le scuole primarie e un centro diurno per anziani.
Storia di Treviso
La mattinata ha visto anche due interventi particolari. Prima Roberto Stocco, esperto di speleologia e figura fondatrice di Treviso Sotterranea, che ha esposto del materiale fotografico inedito, che mostra la trasformazione di quella zona di Treviso, allora paludosa, tra canali interrati (come il Cantarane, che scorreva accanto all’edificio storico del Besta in quella che oggi è via San Liberale) e ponti sotterranei a oggi inaccessibili. Successivamente, Paolo Ervas ha raccontato la sua monumentale opera di sistemazione della biblioteca storica dell’istituto, che gli ha permesso di scoprire moltissimi materiali interessanti; il libro più antico lì conservato è di contabilità, risale al 1887 e il prezzo è indicato in lire austriache. Altre cose interessanti da conoscere ed emerse dalle meticolose ricerche della professoressa Moretti, sono stati i dati del censimento del 1921, in base al quale il 93% dei trevigiani dichiarava di saper leggere e scrivere; si tratta di una percentuale molto alta, soprattutto avvicinandosi al centro storico. A quanto pare il risultato era merito del Comune, che ha sempre curato con amore l’istruzione elementare, sebbene con non lievi sacrifici finanziari, e la lotta all’analfabetismo, anche nella popolazione adulta, per la quale vennero istituite delle scuole serali.