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Osservatorio veneto sulla violenza contro le donne e le discriminazioni, la battaglia è culturale

Con la nomina nei giorni scorsi del suo presidente onorario, l’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne e la discriminazione di genere, istituito lo scorso 27 novembre, si fa ancora più concreto. Il prescelto è Gino Cecchettin, padre della 22enne Giulia, assassinata dall’ex fidanzato nel novembre 2023, che si dichiara “profondamente grato” per la nomina e ritiene la nuova istituzione veneta “uno strumento essenziale per comprendere il fenomeno” della violenza contro le donne. Nonostante la tempesta di commenti negativi ricevuti sui social, dai quali è stato difeso a spada tratta da tutto il Consiglio regionale, la figura di Cecchettin risulta un’ottima scelta, visto che negli ultimi anni ha raccolto la dolorosa sfida di impegnarsi in prima linea su questa vera e propria piaga sociale. L’Osservatorio, per il quale sono stati stanziati 50 mila euro annui, proseguirà almeno fino alla fine della legislatura.
L’Osservatorio
L’Osservatorio nasce dalla proposta di legge della consigliera regionale Vanessa Camani, proprio poche settimane dopo il femminicidio di Giulia: “La famiglia Cecchettin è una cosiddetta «famiglia normale» e mi sono detta che volevo fare qualcosa per aiutare le famiglie «normali» ad affrontare queste tematiche, quando gli strumenti a disposizione non sono sufficienti” spiega la capogruppo Dem. E la Giunta ha accolto progetto e finalità con partecipazione e velocità, tanto che nelle prossime settimane l’Osservatorio sarà ufficialmente operativo. A farne parte (a titolo gratuito), oltre al presidente onorario (anch’egli a titolo gratuito), sono cinque membri della società civile, selezionati tramite un avviso pubblico: due avvocate, una sociologa, una giornalista e un medico di famiglia, perché sul tema, conferma Camani, è necessario un approccio multidisciplinare. Ufficialmente l’Osservatorio “riconosce la violenza contro le donne e la discriminazione di genere come fenomeno sociale e culturale da contrastare in ogni forma e grado e concorre alla realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e della democrazia paritaria, favorendo il pieno sviluppo della persona e l’autodeterminazione femminile”. Come recita la legge 30/2024, si propone di farlo contrastando gli stereotipi di genere, aumentando la consapevolezza della cittadinanza attraverso formazione e sensibilizzazione, opponendosi nella comunicazione all’uso di termini, immagini e prassi discriminatori, offensivi o lesivi della dignità della donna. In concreto si occuperà della raccolta di dati e analisi dei fenomeni, potrà stipulare protocolli d’intesa con enti di vario genere ed elaborerà strategie e proposte finalizzate alla prevenzione del fenomeno della discriminazione e della violenza di genere.
Una battaglia culturale
Per Camani, che non è nuova a iniziative concrete di contrasto alle discriminazioni di genere (sua, ad esempio, è la legge veneta 3/2022 per la promozione della parità salariale) su questi fenomeni il terreno di battaglia è quello culturale. “Il femminicidio è solo la punta dell’iceberg e i dati sul tema sono ancora troppo soggettivi, proprio perché, fino a poco tempo fa, è mancata una definizione precisa. Di recente sono stati fatti passi avanti importanti con l’istituzione del reato di femminicidio (il ddl “Roccella” S. 923, nda), ma bisogna rendersi conto che questo tipo di reato avviene all’interno di una società che gli è predisposta. Infatti, i dati ci dicono che negli ultimi anni i reati contro la persona sono in calo, tranne quelli legati alla violenza sulle donne - spiega Camani -. La prevenzione non può essere costruita solo attraverso misure deterrenti o di controllo, né ci si può fermare alla commemorazione della vittima: bisogna fare un salto culturale e per farlo bisogna attivare politiche del lavoro, sociali, sanitarie, comunicative... Non bisogna nemmeno inventare da zero, basterebbe guardare cosa fanno altre regioni più avanti di noi sul tema, come Emilia Romagna, Lazio e Lombardia”.
Alcuni numeri dalla Marca
Prezioso è, naturalmente, il lavoro dei Cav (Centri antiviolenza) del territorio, tra cui Stella Antares, servizio della cooperativa Una casa per l’uomo di Montebelluna. Dal centro riferiscono che “dal 2015, anno di apertura di Stella Antares, sono state prese in carico 794 donne, di cui 151 nel 2024 (di queste 82 erano nuove utenti); sempre dal 2015 al 2024, inoltre, il Cuav (Centro per uomini autori di violenza) ha avuto 457 contatti, di cui 98 lo scorso anno: qui si registra l’aumento più significativo, +46% rispetto al 2023”, spiega Elena Gajotto, vicepresidente di Una casa per l’uomo. Stella Antares si rivolge alle donne vittime di violenza e maltrattamento. Cambiamento maschile, invece, si occupa di uomini autori di comportamenti violenti nelle relazioni affettive o in difficoltà rispetto alla gestione dell’aggressività nelle relazioni interpersonali, ma anche a donne che subiscono comportamenti violenti da parte di un partner e in generale persone che vogliano richiedere una consulenza in merito a situazioni di violenza domestica. Contatti utili: Stella Antares - 389 9134831; Cambiamento maschile - 345 9528685.