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Mostra “La Maddalena e la Croce”: l’Amore rivive in cento opere


Apre in questo fine settimana la mostra “La Maddalena e la Croce. Amore Sublime”, fino al 13 luglio, a Santa Caterina, a cura dei Musei civici di Treviso. “Una mostra pensata per tutti, credenti e non, famiglie e ragazzi, uomini e donne: un percorso che intreccia continuamente le arti, accompagna il visitatore in un viaggio emozionante e che stupisce in un crescendo di sala in sala. Non è solo la storia nota di Maria Maddalena, ma è la storia di una donna o di un uomo, insomma un esempio”, ha spiegato l’assessora alla Cultura, Maria Teresa De Gregorio.
“Tutto prende il via dalla fonte delle fonti, la Bibbia. Tutti gli evangelisti attestano la sua presenza, nominandola esplicitamente, nei momenti finali della vita terrena del Nazzareno, nelle fasi più convulse e tragiche della Passione, fino alla Resurrezione”, sottolinea Fabrizio Malachin, direttore dei Musei civici, che della mostra è il curatore. “Paura, rabbia, tristezza, disprezzo, solitudine, ma anche speranza, gioia, sorpresa, esaltazione sono emozioni che caratterizzano la vita della santa – spiega Malachin – e il suo esempio è oggi attualissimo, un autentico manuale di «educazione alle emozioni», di come riconoscerle, gestirle, dominarle, comunicarle...: educazione alle emozioni di cui tutta la nostra società ha tanto bisogno”.
Quell’Amore Sublime rivive in oltre cento miniature, dipinti, sculture, oreficerie e tessili, opere datate dal Medio Evo ad oggi, provenienti da prestigiose istituzioni, pubbliche e private, nazionali ed europee. In questo prezioso insieme, spiccano due nuclei eccezionali. Il primo, frutto della collaborazione con il Museo tedesco di Freising, porta in Italia, per la prima volta, opere tedesche dal XIV al XVIII secolo. Il secondo valorizza il territorio trevigiano, con fondamentali opere provenienti dalla Gypsotheca di Possagno, dalla Pinacoteca Martini di Oderzo, dal Museo diocesano di Treviso e dalle chiese della provincia.
Tredici le sezioni di questa ampia rassegna. Un racconto che inizia con la Crocefissione, in cui, con la Madonna e Giovanni,
ella è protagonista nella sua umana disperazione. Il confronto sul tema della Via Crucis tra i due artisti trevigiani, Alberto e Arturo Martini, il più importante pittore simbolista italiano e l’ultimo grande scultore, aprono un’altra sezione della mostra.
Il contributo della diocesi di Treviso
Nel catalogo della mostra, uno dei contributi è a firma di don Paolo Barbisan, direttore dell’Ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali, e riguarda il complesso di S. Maria Maddalena, dei Girolamini, in cui si indagano le vicende delle committenze delle opere d’arte qui conservate, con novità di attribuzione di alcune opere. Attraverso i volontari di Chiese aperte, poi, sarà possibile essere guidati e ammirare questa realtà ogni sabato (vedi articolo a sinistra), un modo per valorizzare il patrimonio d’arte delle chiese del centro storico, come succede, da tempo, ogni secondo e quarto weekend del mese, proprio con Chiese aperte e i suoi preparati e accoglienti volontari.
Ci sono, poi, le opere che sono esposte in mostre. A cominciare da una straordinaria pianeta, donata dalle suore Missionarie francescane di Maria nel 1908 a papa Pio X per il cinquantesimo della sua ordinazione sacerdotale e che, l’anno seguente, egli donò, come spesso gli accadeva di fare a persone e parrocchie, alla cattedrale di Treviso. In alto a destra, è riconoscibile lo stemma di Pio X, mentre le scene raffigurate sono state riprese dai dipinti del pittore tedesco Overbeck.
È raffigurato il Calvario, dalle linee puriste, in cui appare anche la Maddalena. È senza dubbio un “quadro ricamato” in cui i fedeli potevano vedere rappresentato nello stesso momento, dato che il celebrante era di spalle, il sacrificio eucaristico e il sacrificio di Gesù.
Un secondo prestito riguarda due formelle in alabastro, in cui restano tracce di policromia, che provengono da una bottega inglese e che molto probabilmente facevano parte della decorazione di un altare nella chiesa, ora soppressa, di Santa Lucia a Venezia, dato che una formella simile si trova conservata a Venezia, nella Pinacoteca Manfrediana del Seminario patriarcale.
Un altro capolavoro è la pala “Crocifissione con Maddalena, sant’Antonio da Padova e san Valentino” (1700-1704), della fase matura del celebre pittore Sebastiano Ricci, prestito dalla chiesa di Padernello. Il colore non è quello lussureggiante del primo Ricci, ma si spegne e diviene argenteo, come il cielo grigio e rosa. Da ammirare i gioielli e il ricco vestito della Maddalena. “Siamo contenti di partecipare a questa iniziativa dei Musei civici - dice don Paolo Barbisan -, valorizzando ancora una volta il nostro patrimonio che proviene dai nostri istituti culturali e dal territorio. In particolare, la pala per l’occasione è stata restaurata, grazie alla disponibilità dimostrata dal Museo e dall’Amministrazione comunale”.
Per ulteriori informazioni, www.museicivicitreviso.it, tel. 0422 658954.