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Assemblea sinodale, le voci “trevigiane”, tra fatiche, confronto fiducioso e valorizzazione del cammino percorso

Un clima e un confronto fatti di gioia, di speranza, di assunzione di responsabilità, di riconoscimento di aspetti critici, di memoria e di rispetto per il lavoro di questi quattro anni: è ciò che anche i nostri delegati diocesani sottolineano nelle loro prime impressioni

“C’è stato un ampio e vivace dibattito, con moltissime richieste di modifiche al testo, che passerà al vaglio dei 30 gruppi di lavoro per proporre emendamenti, integrazioni e cancellazioni, e dare vita, poi, alla nuova versione delle 50 Proposizioni, che verrà inviata ai vescovi per la formulazione del documento finale nella prossima Assemblea della Cei di maggio”: così, mercoledì 2 aprile, mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, ha sintetizzato la seconda giornata della seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, che si conclude a Roma giovedì 3 aprile.

Comunione, ricchezza e fecondità del confronto, anche vivace, trasparenza e libertà del dialogo, ma anche complessità di alcune questioni emerse, nella discussione sulle Proposizioni, che – è stato ribadito da mons. Valentino Bulgarelli, segretario del Comitato nazionale del Cammino sinodale – non sono un documento, ma una sorta di “mappa di temi che sono emersi in questi 4 anni, e che si è cercato di sintetizzare proprio per capire in quale direzione andare, tenendo conto che ci sarà poi un prossimo passaggio, nel mese di maggio, che è l’Assemblea generale dei vescovi italiani, così come il regolamento prescrive”.

Le voci dei delegati

Un clima e un confronto fatti di gioia, di speranza, di assunzione di responsabilità, di riconoscimento di aspetti critici, di memoria e di rispetto per il lavoro di questi quattro anni: è ciò che anche i nostri delegati diocesani sottolineano nelle loro prime impressioni.

“Dopo il primo giorno, all’insegna della gioia, senza dimenticare quanto sta accadendo nel mondo, la seconda giornata è stata all’insegna della «parresia», della schiettezza nel rilevare aspetti positivi e criticità del cammino che la Chiesa italiana sta compiendo – dice sorella Laura Vedelago -. Sono emerse sensibilità diverse, che hanno messo in rilievo alcune delle nuove sfide delle quali è importante che la Chiesa si faccia carico (che erano emerse nelle fasi precedenti del processo sinodale e che, tuttavia, rischiano di sfuggire): la dimensione femminile, la considerazione delle persone lgbtq+, la missione ad gentes, il rischio di «decidere da soli» da parte dei Vescovi... Sono emersi tanti desideri comuni: annunciare la Buona notizia, dialogare con tutti, mettere al centro le persone, non le cose da fare, avere più coraggio e capacità di profezia, tentare strade nuove. Tutto questo chiede di cambiare i programmi: una sfida che speriamo di riuscire a cogliere, in ascolto dello Spirito”.

Un’impressione confermata anche da Marialuisa Furlan: “Martedì, quella che avrebbe potuto essere una sonnacchiosa mattina di interventi sul documento sinodale predisposto per l’approvazione, si è trasformata in un susseguirsi di osservazioni non scontate, che ne hanno evidenziato alcuni limiti e hanno avanzato proposte di integrazione, anche radicali. È risuonato forte l’invito a osare di più, facendo maggiormente tesoro di quanto emerso dal cammino di questi quattro anni nelle diocesi e recuperando alcune proposte degli strumenti di lavoro precedenti. Molti partecipanti sono stati colpiti dalla parresia, espressa in toni sempre rispettosi ma decisi. Da quel momento i lavori sono continuati con una traiettoria imprevista. Ci stiamo chiedendo dove lo Spirito ci sta conducendo”.

Un’Assemblea che non si nasconde le difficoltà, ma che ha assunto fino in fondo il proprio compito, forte del percorso che ciascun delegato, dai vescovi ai laici, ha fatto nelle proprie diocesi.“Ci crede molto l’Assemblea sinodale al mandato che le ha conferito la Chiesa italiana e fa una certa fatica ad accettare che tutta la ricchezza espressa nei quattro anni di discernimento possa essere riassunta nelle proposizioni, affidate all’ulteriore elaborazione, ma che necessariamente devono essere sintetiche” spiega don Gerardo Giacometti. “Per questo gli interventi si sono susseguiti in sala, ricchi di memoria, audacia, provocazione – aggiunge -. Lo stile è quello della responsabilità e della libertà, nella comunione che non esclude l’esigenza di integrare, di correggere, di cambiare, di prendere ancora del tempo. Il lavoro è stato notevole e sono numerose le attese sul versante dell’uscita missionaria e della corresponsabilità nella Chiesa. Gli interventi mi danno l’idea che alla frequentazione dell’umano debba trovare un po’ di spazio in più l’annuncio che ci appartiene, da portare e da raccogliere, come Gesù risorto ci suggerisce. La corresponsabilità è un sentiero ricco di promessa, ben riconoscibile e difeso nell’assemblea sinodale. Ritengo, però, necessario un confronto con la teologia del ministero ordinato, per meglio comporre il ruolo del pastore nella comunità con altre presenze, per continuare a custodire la vocazione presbiterale, comprendere carisma e vocazione di ciascuno”.

Andrea Pozzobon, oltre a essere referente diocesano per il Cammino sinodale, insieme a Marialuisa Furlan, è anche membro del Comitato nazionale, in rappresentanza del Triveneto. “Ho l’impressione – racconta – di aver vissuto un bellissimo momento di Chiesa, anche nei momenti più impegnativi, di confronto schietto, quando sono emerse delle perplessità sui contenuti e sullo stile delle Proposizioni. Il clima è stato sempre sereno e costruttivo, nessuno voleva buttare via quattro anni di lavoro, ma tutti volevamo, insieme, renderlo ancora più costruttivo e fecondo. E questo mi fa dire che lo spirito sinodale sta davvero crescendo”.

Il Vescovo: “Stiamo vivendo insieme un passaggio di Chiesa molto importante”

“Ho riscontrato un’atmosfera di autentica partecipazione e impegno a collaborare al Cammino sinodale da parte di tutte le delegazioni diocesane, provenienti da parti d’Italia e da esperienze differenti. Il desiderio comune è che i contributi di questi quattro anni possano portare un frutto buono per l’annuncio del Vangelo nel nostro tempo e nei nostri territori”: è il primo commento a caldo del nostro vescovo, mons. Michele Tomasi, che ha partecipato ai lavori della Seconda Assemblea sinodale, che ha visto riuniti a Roma oltre mille delegati: 168 vescovi, 7 cardinali, 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi, 530 laici (di cui 253 uomini e 277 donne).

“Il lavoro di sintesi non è facile, ma si snoda in un dibattito aperto, sincero, appassionato e amichevole – sottolinea mons. Tomasi -. Tanto le relazioni introduttive quanto i lavori in assemblea e nei gruppi testimoniano la ricchezza dei contenuti e il desiderio di presentare alle comunità cristiane un frutto maturo e dei risultati che possano aiutare nel cammino degli anni a venire. Ci siamo trovati nell’aula Paolo VI, a pochi passi da dove papa Francesco sta vivendo la sua convalescenza. A lui sono andati costantemente il nostro pensiero, la nostra preghiera, insieme alla gratitudine per averci guidato in questo cammino così entusiasmante. Siamo stati in preghiera, inoltre, nella basilica di San Pietro, dove la celebrazione eucaristica e il passaggio della Porta santa ci ricordano che anche questo è un modo concreto e reale di essere pellegrini di speranza, in cammino insieme, vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate, laici e laiche, tutti insieme, nella speranza, ossia nella certezza che il Signore è all’opera nella nostra storia, ci aiuta e sostiene i nostri passi, e ci chiede una testimonianza più fedele, più forte e più libera”.

“Il cammino delle Chiese che sono in Italia – aggiunge – è anche il cammino della diocesi di Treviso, che ha presentato la sintesi degli ascolti, delle proposte, dei laboratori, delle prospettive che abbiamo vissuto insieme in questi anni e che sicuramente trarrà nuovo impulso per il lavoro di collaborazione tra comunità, tra esigenze, tra soggetti diversi all’interno della Chiesa. E questo, per costruire relazioni radicate in Cristo, orientate al bene di tutti, sempre sostanziate dalla Parola del Vangelo. Stiamo vivendo un passaggio di Chiesa molto importante, e altri ne vivremo. Mi piacerebbe portare anche in diocesi la bellezza e la fecondità della fatica compiuta insieme per giungere a risultati comuni. Quella fatica che anche noi stiamo facendo, sapendo che ci legherà sempre di più come fratelli e sorelle in cammino, certi che questo ci farà discepoli sempre più gioiosi del Cristo crocifisso e risorto”.

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