Da quasi un mese, nella sua malattia, Francesco è sostenuto giorno e notte da una incessante preghiera...
Infortuni sul lavoro: un bilancio tragico


“Il bilancio è tragico, tanto quanto quello di un bollettino di guerra. Perché questo sembra, purtroppo, il lavoro nel nostro Paese: un campo di battaglia senza trincea e senza scudi. Negli ultimi quattro anni le vittime «ufficiali» sono state 4.442. Ricordiamo, infatti, che dalle rilevazioni ufficiali non emerge il mercato del lavoro sommerso, in cui, ovviamente, risulta assai difficile indagare. A preoccupare non sono solo i numeri, ma anche e soprattutto l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, che non accenna a diminuire in modo incisivo. Ciò significa che il rischio di morte per i lavoratori rimane sempre elevato e pressoché invariato negli ultimi anni”.
Così Mauro Rossato, presidente dell’osservatorio Sicurezza e ambiente Vega di Mestre, commenta la triste e costante tendenza nel nostro Paese introducendo l’ultima indagine elaborata dal proprio team di esperti sugli infortuni mortali e non mortali avvenuti negli ultimi quattro anni in Italia.
Eccoli i crudi numeri, dietro ai quali ci sono i drammi di lavoratori con le loro famiglie: dal 2021 al 2024, 4.442 persone hanno perso la vita sul lavoro in Italia: 1.075 in itinere e 3.367 in occasione di lavoro. Ed è quest’ultimo il dato più preoccupante, perché è quello che definisce la qualità della quotidianità lavorativa degli italiani.
Analizzando l’emergenza per settore, a detenere il triste primato di morti in occasione di lavoro, lungo tutto il quadriennio considerato, è quello delle Costruzioni (564 decessi), seguito da Trasporti e magazzinaggio (434 vittime) e dalle Attività manifatturiere (411).
Le zone con il rischio più alto sono al Centro e al Sud, infatti Basilicata e Umbria sono poste in zona rossa per quattro anni consecutivi, seguite da Campania e Valle d'Aosta per tre. Invece, la Toscana si distingue come la regione più virtuosa, con due anni in zona bianca. In generale, dalla cronologia della mappatura emerge che le regioni con una popolazione lavorativa più elevata registrano incidenze di mortalità pari o addirittura inferiori alla media nazionale. È il caso della Lombardia, del Lazio e del Veneto, che pur essendo in cima per numero di occupati, non figurano mai tra le regioni con le incidenze più elevate.
“Interessante rilevare come da questa analisi si evidenzi l’effetto del Covid nelle statistiche degli infortuni sul lavoro. Infatti, l’incidenza media annua nell’ultimo anno del Covid (ossia il 2021) è di molto superiore rispetto all’ultimo triennio considerato – spiega Mauro Rossato –nel 2021 si registra un’incidenza media annua di 43,1 infortuni mortali ogni milione di occupati, mentre nel 2022, 2023 e nel 2024 i valori sono diminuiti rispettivamente a 34,2 e 33,9 e 34,1. Tuttavia, il decremento osservato non risulta significativo né indica una vera inversione di tendenza. Anzi, per chi opera nel settore della sicurezza sul lavoro, tali lievi flessioni evidenziano il persistente dramma dell’emergenza”.
Oltre alla definizione del livello di sicurezza per ciascuna regione, l’Osservatorio individua nel corso del quadriennio 2021-2024, l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età. E lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità. Un dato, quest’ultimo, che continua a essere sempre più preoccupante tra i lavoratori anziani; proprio nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni l’incidenza nei quattro anni va da un minimo di 96,1 morti per milione di occupati relativo al 2022 a un massimo di 150,4 nel 2021, seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (da 54,5 a 82,2).
418 le donne che hanno perso la vita sul lavoro.
Una proiezione molto importante e al tempo stesso molto preoccupante per capire le lacune sul fronte della sicurezza nel nostro Paese, riguarda le incidenze di mortalità tra i lavoratori stranieri: sempre più elevate rispetto a quelle dei colleghi italiani.