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Heimat, la patria degli amanti dei libri


Questa è la storia di una libreria, cioè di un progetto che aspira ad essere collettivo di comunità, in un tempo in cui i libri su acquistano su Amazon e in un luogo da sempre considerato “proletario”, dunque, non interessato alla cultura. Una scommessa, o forse, piuttosto, la concretizzazione nella quotidianità di una grande passione per il sapere, unita a un modo di essere prima che ad un lavoro: quello caratterizzato da passione educativa. “Heimat” è la libreria aperta a luglio 2020 (giusto tre mesi prima, a marzo, il mondo era in lockdown per la pandemia da Covid 19) nel cuore di Marghera; uno spazio piccolo e ben curato, circa 50 mq, con arredo in legno artigianale e modulabile, semplice e accogliente. In altre parole, un luogo in cui trovare casa e radici ma, ancora di più, un luogo dell’anima, come dice il nome stesso con cui è stato battezzato. Ivano Curtolo e Stefano Antinori gestiscono questa attività forti della loro lunga esperienza professionale nell’ambito dell’educazione e delle politiche sociali, e intenzionati a far parte della rete di persone e realtà territoriali che si prodigano quotidianamente alla realizzazione di una comunità aperta, viva e inclusiva.
Libri come pietre
Conosco Ivano da quando, poco più che ventenne, accompagnava i viaggi degli aiuti umanitari lungo la ex Jugoslavia martoriata dalla guerra. Ci è andato la prima volta nel ‘95, alcuni mesi prima della firma degli accordi di Dayton quando ancora si sparava, insieme ad altri ragazzi delle nostre parrocchie trevigiane. Volevano provare a capire: perché la guerra? Come può l’uomo? Quale pace possibile? Animi curiosi, idealisti quando basta a metà degli anni novanta, sicuramente con occhi attenti. Ivano leggeva molto, saggi, romanzi, autori classici di otto e novecento, contemporanei. “Ho cominciato da adolescente, 70, anche 80 libri all’anno – racconta -; ne sceglievo uno per interesse, che poi chiamava il successivo per un riferimento che mi incuriosiva, ne parlavo con qualche amico e così veniva fuori il terzo... E avanti”. Il motivo era – ed è tutt’ora – sempre lo stesso: scoprire l’uomo, trovare risposte alle domande profonde della vita, conoscere e provare a comprendere. Diplomato odontotecnico, con uno zaino di abiti e libri sulle spalle, si trasferisce in Germania e per diversi anni lavora in una gelateria; poi rientra e si laurea in Psicologia all’Università di Padova. Viene assunto dalla cooperativa Sestante, poi La Esse, si occupa soprattutto di politiche giovanili. “La lettura è un processo cognitivo lento rispetto all’apprendimento per immagini e per questo più profondo e ingaggiante”, riflette. Del resto José Saramago, portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, così ha scritto: “C’è chi passa la vita a leggere, senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole invece sono delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì per farci arrivare all’altra sponda. Quello che conta è l’altra sponda”.
Per sostenere comunità
Per Ivano, insomma, e con lui anche per Stefano, “il libro è un pretesto ideale per condividere idee e riflessioni sul mondo e su tutto ciò che ci circonda”. Così, mentre insieme si cimentano in cooperativa La Esse, decidono di indagare la possibilità reale di aprire una libreria, intesa come un luogo di comunità, dove ci si incontra, si sviluppano idee, si condividono riflessioni e pensieri. Spazio di relazioni, di intrecci, di legami. “Marghera non è venuta a caso: ci abbiamo pensato per le sue particolarità storiche, sociali, culturali, relazionali - prosegue -. E’ un luogo che, con le sue contraddizioni, resta davvero incredibilmente generativo. Abbiamo incontrato le persone che abitano e che animano quelle comunità, ci siamo ritrovati a condividere la possibilità di uno spazio di pensiero e di protagonismo per tutti”. Diverse le realtà coinvolte legate all’impegno sociale, all’antirazzismo, al mondo della scuola, all’associazionismo giovanile. “Ci siamo confrontati per avviare l’esperienza anche con realtà rinomate nel settore. E, alla fine, siamo partiti”. Tra deindustrializzazione, crisi ambientali, opportunità interculturali e difficoltà di convivenza tra identità diverse, Marghera è sembrata il posto giusto per dar vita a una libreria che potesse rispondere ai bisogni della comunità. Era davvero una scommessa riuscire a vendere romanzi o saggi a una popolazione di circa trentamila abitanti in tutta la municipalità. “Il giorno dell’inaugurazione c’era la fila di persone fuori della porta che voleva acquistare un libro o portava un regalo, un auspicio benaugurante”. Il resto è la storia ordinaria che si ripete ormai da 5 anni: l’apertura della libreria ha realizzato uno spazio di ascolto e di proposte: dagli incontri ai gruppi di lettura e di approfondimento, per esempio sul tema del lavoro o sulla violenza di genere, dalle iniziative di territorio ai legami semplici di chi frequenta questi ambienti. “Più di qualcuno viene, ci dice che ha scelto il libro su Amazon, ma ha deciso di acquistarlo da noi; altri passano solo per un saluto, due chiacchiere e un gesto di umanità, un sorriso, una pacca sulla spalla”.
In(ter)dipendenti
È evidente che a fare la differenza è senza dubbio la professione di Ivano e Stefano. Due educatori, non due librai di professione, o editori, o scrittori, o esperti di distribuzione organizzata per case editrici. “Abbiamo unito le nostre passioni per la letteratura con il desiderio di conoscere, di uscire dalle dinamiche commerciali più stringenti per valorizzare anche le produzioni meno note, ma non per questo di poco valore, anzi. Cerchiamo di proporre una letteratura non fine a se stessa, ma capace di aprire a domande profonde sull’uomo e sul mondo. Valorizziamo le piccole case editrici, cerchiamo di selezionare i contenuti in base a temi educativi, legati ai giovani, ai migranti, alla geopolitica, alle questioni sociali emergenti”.
Certo, una libreria indipendente permette ai due di fare scelte senza essere legati a doppia mandata con accordi editoriali o di altro genere. E di essere sostenibili. “Possiamo decidere in ascolto del territorio che chiede di essere coinvolto in questo processo culturale e partecipativo – raccontano ancora -. Ne è un esempio la sezione «Erbacce», che poi è quella dei libri usati, ma ancora nella possibilità di essere rimessi in circolo”. Stefano e Ivano erano rimasti colpiti, durante l’università, dalla riflessione di un loro professore Mauro Ferrari che parlava appunto di “erbacce”, un termine che solitamente indica piante considerate inutili o dannose, ma che può essere applicato anche a persone che non rientrano nei parametri delle norme stabilite. Lui ne ha scritto un libro “Noi siamo erbacce” edito da Altraeconomia, loro hanno creato, per ora, uno spazio in libreria, ma probabilmente, entro l’autunno, potrebbe diventare anche un format di nuovi contenuti di speranza e di inclusività.
Heimat, dunque, è proprio un luogo dell’anima e dei ricordi, dove ci si sente più protetti, non necessariamente quello in cui sui è nati, ma quello dove per vari motivi si può essere arrivati provenendo da un altro continente, regione, città.