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Il Vescovo a Musile, laboratorio di periferia

Il Vescovo dal 6 aprile arriva a Musile di Piave: un paese più grande e altre sei piccole comunità, in un territorio che guarda verso la laguna e il litorale. Qui la Collaborazione pastorale inizia a consolidarsi

01/04/2016

Un territorio vasto, anomalo per la nostra diocesi, che in gran parte si estende in territori densamente abitati. Invece, qui a farla da padroni sono i campi, le case sparse, i fiumi e i canali, la vicina laguna, l’odore di salso che sale dal vicino litorale. E piccole comunità, perennemente decentrate: periferia estrema della nostra diocesi, periferia, anche, della provincia di Venezia. Lo sguardo continuamente rivolto verso il litorale (moltissimi i lavoratori stagionali).
E’ questo il territorio della collaborazione pastorale di Musile di Piave. Quest’ultimo è l’unico centro di media grandezza, tra le comunità che il Vescovo si appresta a visitare:  forma un tutt’uno con la vicina San Donà, che si trova sull’altra sponda del Piave. Oltre a Musile, ecco altre sei piccole parrocchie: sempre in comune di Musile, lungo la strada per Fossalta, troviamo Croce; poi Millepertiche e infine, verso la laguna, Caposile. Altre due parrocchie fanno parte del Comune di San Donà: Passarella e Chiesanuova, quest’ultima lungo la Piave vecchia; infine, la piccola Santa Maria di Piave, in gran parte nel comune di San Donà, in parte nel territorio di Musile e Jesolo, dalla quale dista una manciata di chilometri. Queste sette parrocchie formano ormai dal 2012 un’unica Collaborazione pastorale e sono attualmente guidate da tre parroci: don Saverio Fassina (Musile e Chiesanuova), don Michele Pestrin (Croce e Millepertiche, coordinatore della Collaborazione) e don Federico Testa (Passarella, Caposile e S. Maria), con loro collaborano altri due sacerdoti (don Primo Zanatta e don Giancarlo Ruffato), un diacono permanente che vive a Croce (Adriano Donadel), un altro che sarà presto ordinato e una comunità di religiose eritree a Musile, le Francescane cappuccine di madre Rubatto. Inoltre nel territorio vive un prete greco cattolico, il pope Dimitru Catalin. Alla nostra consueta intervista collettiva hanno partecipato i tre parroci, assieme a don Primo e don Giancarlo.

Insieme dal 2012
“La Collaborazione - spiega don Michele - è istituita dal 2012, ma di fatto il «cantiere» era stato aperto prima”. Di fatto è una delle prime esperienze di Collaborazione nate in diocesi e le cose “stanno andando abbastanza bene, pur con varie anime all’interno della comunità. Certo, c’è un paese più grosso, contornato da parrocchie piccole, ma aprirsi è positivo. Non tutte hanno iniziato a camminare insieme, Croce è entrata solo quest’anno. La gente sta scoprendo la bellezza di ampliare lo sguardo e di confrontarsi. Rimane però un po’ di campanilismo. Ognuno vorrebbe il «suo» parroco, ma dopo un po’ di tempo ci si abitua. Il vissuto delle persone è però legato a quello di noi preti. Se respirano che c’è condivisione tra noi, si cammina meglio”.
Continua don Federico: “La nuova realtà mette in luce l’importanza che ci siano laici e cristiani adulti. Una formazione più qualificata è necessaria. E poi bisogna pensare a figure di laici in qualche modo maggiormente di supporto nelle nostre comunità, anche con preparazione professionale”.
Non si parte da zero, aggiunge don Saverio: “Vari laici partecipano ad incontri formativi, anche a Treviso. Sono spronati ad una formazione più specifica, quando si danno loro alcune responsabilità. Sento l’esigenza di riconoscere nuove ministerialità (lettore, carità…) o servizi”.

Pastorale condivisa
I parroci mettono in evidenza i vari aspetti della pastorali ormai condivisi tra le parrocchie: la catechesi, ad esempio è pensata insieme, così come gli incontri per i genitori. I sacramenti dell’iniziazione si celebrano in modo ravvicinato tra le varie comunità, la catechesi si può fare in tutte le parrocchie se ci sono esigenze particolari. Per quanto riguarda la liturgia, i sette referenti si ritrovano spesso. Si cerca a volte di celebrare una messa insieme, vengono promossi un concerto prima di Pasqua e la veglia di Pentecoste. Altro ambito è la pastorale giovanile, con un unico gruppo delle superiori e poi varie iniziative in ogni singola parrocchia per aggregare i ragazzi. Ci sono poi un gruppo giovani e un coordinamento dei Grest. “E’ preziosa in quest’ambito - sottolinea don Federico - la presenza dell’Azione cattolica, con l’Acr in alcune parrocchie e come riferimento per la formazione di giovanissimi e giovani”. Il Noi è invece presente negli oratori di Croce, Musile e Passarella. Per le famiglie è stato promosso un campo estivo, e le famiglie sostengono in tutta la Collaborazione la catechesi battesimale.
Ancora: esiste un’unica Caritas di collaborazione, con i servizi dislocati: viveri e centro d’ascolto a Musile, vestiario e docce a Millepertiche, ma c’è attenzione in tutte le parrocchie. Il Gruppo missionario è vicariale, ma è nata un’altra realtà “Il viaggio inizia dalla porta di casa”, nata per formare coloro che vogliono partire per un’esperienza in terra di missione. Hanno trovato adesione due feste multietniche: Fratellini e sorelline d’Italia a Musile, il Giramondo a Croce.
Le comunità coltivano un’attenzione educativa, con le scuole dell’infanzia parrocchiali di Chiesanuova e Croce: quella di Millepertiche è affidata con una convenzione alla cooperativa Il Portico.

Con i parroci arriviamo a parlare del territorio: come si accennava, la lontananza da Treviso e la pendolarità verso il litorale sono elementi che pesano: durante l’estate molti si trasferiscono a Jesolo, a Musile si toglie una messa. Ma in qualche piccola comunità il calo demografico è strutturale. Nelle ultime settimane c’è un forte dibattito sull’arrivo tra Croce e Millepertiche, nei pressi della Treviso Mare, del grande outlet agricolo Agrivillage. Ne stanno discutendo anche i sacerdoti: “Qualche posto di lavoro lo porterà”, dice don Primo. “Ma chiuderanno altre realtà”, fa notare don Saverio. Per don Giancarlo il risultato per il territorio “rischia di essere scarso”. Sempre don Giancarlo analizza il momento economico che sta vivendo il territorio: “Questa è zona di indotto, da Pordenone e Conegliano. La crisi per certi aspetti è più accentuata. Molti però riescono ad arrabattarsi tra piccola industria, agricoltura e turismo. Il precariato e il vaucherato hanno ampi spazi”.
Numerosi i giovani che stanno tornando all’agricoltura. “Le scuole agrarie ed alberghiere sono molto frequentate”, fa notare don Michele. A Millepertiche esiste la bella realtà della Cooperativa del Basso Piave.
La presenza di immigrati è vivace a Musile sono “rappresentate” 58 nazionalità. Con una singolare presenza di nepalesi in un quartiere. La parrocchia ha accolto in questi mesi alcuni rifugiati. Particolarmente numerosa, infine, la presenza di associazioni di volontariato.

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