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San Biagio: una piattaforma online per favorire il baratto

I tempi di crisi economica, è risaputo, possono aguzzare l’ingegno. Quello che è successo a Piero Pavanello, piccolo artigiano edile di Spercenigo di San Biagio di Callalta, fondatore di Chebaratto! Una piattaforma internet (chebaratto.it), online dal maggio 2019, nata per aiutare le persone a barattare gli oggetti che non utilizzano più.

I tempi di crisi economica, è risaputo, possono aguzzare l’ingegno. Quello che è successo a Piero Pavanello, piccolo artigiano edile di Spercenigo di San Biagio di Callalta, fondatore di Chebaratto! Una società srl, ma prima di tutto il nome di una piattaforma internet (chebaratto.it), online dal maggio 2019, nata per aiutare le persone a barattare gli oggetti che non utilizzano più, o comunque per favorire l’incontro e lo scambio di prodotti e servizi fra persone che non si conoscono fra di loro.

Piero racconta che l’idea del portale Chebaratto! gli venne in seguito a due episodi specifici. “Eravamo in piena crisi economica, il periodo buio in cui erano frequenti i suicidi degli imprenditori. Mi capitò il caso di un cliente che aveva affidato alla nostra ditta di famiglia dei lavori edilizi, che poi non era più in grado di pagare per sopraggiunte difficoltà economiche, non imputabili a lui direttamente. Fui molto colpito dal disagio che si trovò ad affrontare improvvisamente, senza esserne preparato. E cominciai a pensare sempre più spesso che non è corretto valutare le persone dal denaro che possiedono. Ci sono valori, dignità, talenti, che vanno ben oltre le sole ricchezze materiali che un uomo possiede”.

La lampadina decisiva si accese al ritorno da un fine settimana trascorso a Torino insieme alla moglie Francesca e a una coppia di amici. “Nel viaggio di ritorno, in auto, lo ricordo ancora perfettamente – racconta Pavanello – ragionavamo sul fatto che in città avevamo visto molte persone bisognose. Mentre il mio amico guidava, continuavo a chiedermi cosa potessi fare io concretamente per aiutare chi magari ha perso il lavoro e con esso il potere di acquisto, ma soprattutto la dignità”.

Da lì nasce l’idea di creare un portale dove le persone possano creare facilmente degli scambi, fra di loro, in autonomia.

“Inizialmente mi diedi un budget economico e cominciai a lavorare alla creazione di una prima piattaforma elettronica - continua Pavanello –, che alla fine non andò mai online. La cosa era ben più complessa di quanto inizialmente avevo immaginato, specie a livello normativo e burocratico. Continuavo, però, a credere fermamente nel progetto del baratto e a cercare nel web, in tutto il mondo, se esistesse qualcosa di simile”.

Per un po’, Pavanello si arena, senza comunque arrendersi. Ad un certo punto, un amico gli dice che avrebbe voluto condividere con lui questa avventura. “Da solo che ero, si è formato un gruppo di sette persone, compreso me, a supporto di Chebaratto! Siamo ripartiti praticamente da zero e abbiamo costituito un team con un project manager, un avvocato, un commercialista, un responsabile della sicurezza, oltre ai programmatori e agli informatici. Siamo andati online con il nuovo portale solo quando è stato testato e siamo stati sicuri che tutto funzionasse perfettamente”.

Le cose più strane che sono state barattate grazie alla nuova piattaforma? “Una Bmw scambiata con una casa. Per il resto, i nostri utenti operano sostanzialmente in autonomia, noi non entriamo nel merito. Non siamo così ingenui da pensare che una persona possa vivere esclusivamente di baratto, ma ci piace pensare che il nostro sia uno strumento per aiutare a soddisfare i desideri delle persone. Ad esempio, potrei barattare delle lezioni di chitarra, con una settimana di vacanza in un appartamento al mare o in montagna, senza che fra i due contraenti vi sia uno scambio di denaro. Il nostro numero di utenti sta aumentando, anche grazie ai profili Facebook, Instagram e all’app Chebaratto!”. (Federica Florian)

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