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Capi scout Fse di Ponzano: un’uscita diversa dal solito

Il racconto di una giornata a Venezia, con varie prove e “sfide” da affrontare tutti insieme

Quando si pensa agli scout in uscita, li si immagina andare a camminare in sperduti sentieri di montagna, in mezzo al nulla dove non passa anima viva: gli scout in realtà vanno semplicemente oltre i normali schemi e allora può capitare di trovarli, se hanno un’idea in testa, dove meno te lo aspetti.

È anche da questo pensiero che è nata la prima uscita del 2025 tra capi responsabili del gruppo Fse Ponzano Veneto 1 - Mons. Rino Olivotto.

“Così - racconta lo staff del gruppo - abbiamo vissuto un’uscita diversa dalle altre, unica, per poter riflettere, ma, soprattutto, per rinnovare lo spirito della nostra comunità, dell’essere insieme capi responsabili della cura dei nostri ragazzi, condividendo una giornata certamente faticosa per il cammino, ma soprattutto piena di allegria, complicità, ascolto, condivisione e apertura all’altro”.

Domenica 16 febbraio, 30 capi tra i 21 e i 38 anni, assieme a don Alberto Piasentin, parroco in solido e assistente del gruppo, sono partiti in direzione Venezia.

“La mattinata - continua il racconto - era pensata per esercitarci in fraternità e allegria, utili a mettersi in gioco, a imparare a fare squadra e ad approfondire la conoscenza dei membri del gruppo. Usciti dalla stazione ferroviaria di S. Lucia e divisi in squadre, è stata data una missione: arrivare al punto di ritrovo per il pranzo, il patronato salesiano, poco oltre l’Arsenale, superando una serie di prove lungo il percorso”.

Ogni squadra si è, quindi, cimentata tra svariate sfide: da una foto di gruppo con un gondoliere a un’intervista a turisti stranieri, dal raccontare un proprio aneddoto a scoprirne uno veneziano, dal descrivere un’opera d’arte, al cantare una canzone coinvolgendo un estraneo.

Questa sfida ha, fin da subito, realizzato gli obiettivi di riaccendere l’entusiasmo, di mettere in relazione capi con età ed esperienze diverse, dimostrando che assieme è possibile superare le fatiche, i timori e i limiti personali per raggiungere uno scopo comune, come quello a cui sono chiamati i capi, a cui vengono affidati dei ragazzi da educare.

Il momento del pranzo, cucinando a squadre, ma condividendo parte del cibo in gruppo, è stata la naturale e spontanea continuazione del tema della giornata.

Il pomeriggio si è, quindi, aperto con un momento di riflessione: quello che ogni singolo può dare in termini di tempo, capacità ed esperienza, può sembrare, a volte, poco, ma se messo in comune viene moltiplicato, come ci ricorda il Vangelo nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dai pesci, dove i pochi beni offerti, tramite Gesù e la cooperazione dei discepoli, divengono cibo che sfama una moltitudine.

Da qui, gli interrogativi: “Quale organizzazione darci, quindi, per permettere a tutti, anche a quanti non hanno un incarico definito, di offrire un contributo tangibile? Come valorizzare i talenti di ognuno e metterli a servizio dei ragazzi e delle famiglie che serviamo? Come proporre delle occasioni di formazione che possano essere al tempo stesso valide e coinvolgenti? Che contributo poter dare in più in termini di servizio alle nostre parrocchie? Che ruolo deve avere e come deve essere guidata in tutto questo la «Pattuglia Rs» ovvero l’insieme dei capi di un gruppo? Tutte queste domande sono al centro delle riflessioni che stiamo portando avanti, segno di un gruppo che vuole essere «vivo» e in movimento”.

A chiusura della riflessione, durante la celebrazione eucaristica, nella vicina chiesa di S. Francesco di Paola, sono state portate le parole chiave di quanto emerso nei vari gruppi di lavoro: coesione, partecipazione, sinergia e armonia sono i concetti emersi e a cui dare seguito nel prosieguo del percorso di formazione.

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