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Manager no profit: progetti attivi alla cooperativa Sonda

I membri di ManagerNoProfit sono impegnati in una nuova sfida: la diffusione e promozione del cosiddetto “volontariato d’impresa”, attraverso il quale un’impresa incoraggia i propri dipendenti a partecipare, durante l’orario di lavoro, ad attività realizzate da enti no profit

Qualche mese fa, dalle pagine del nostro giornale, vi avevamo raccontato della nuova esperienza di ManagerNoProfit (www.managernoprofit.org – info.treviso@managernoprofit.org), un’organizzazione di volontariato dove professionisti, per lo più in pensione, con precedenti carriere dirigenziali o da responsabili di azienda, donano le competenze acquisite ad associazioni di volontariato ed enti del Terzo settore. A Treviso, dove la sezione di ManagerNoProfit si è costituita ufficialmente un anno fa, i volontari al momento sono sei, con altre persone che si stanno avvicinando.

“La fortuna di aver percorso carriere lavorative soddisfacenti – ci avevano raccontato i volontari nel primo incontro di conoscenza – ha fatto nascere in noi il desiderio di mettere a disposizione delle piccole associazioni o onlus locali, in forma gratuita, quello che noi abbiamo appreso nel tempo. Si tratta del cosiddetto «volontariato di competenza»”.

Le attività nelle quali più spesso ManagerNoProfit è impegnata, sono raccolte fondi, campagne di crowfounding, transizione digitale, efficientamento delle aree contabilità e bilancio, sviluppo organizzativo, ambito legale e applicazione della riforma del Terzo settore, sviluppo e motivazione delle risorse umane.

Una nuova sfida nella quale l’associazione oggi si sta adoperando, è la diffusione e promozione del cosiddetto “volontariato d’impresa”. Cosa si intende con questo? Consiste nel modo attraverso il quale un’impresa incoraggia i propri dipendenti a partecipare, durante l’orario di lavoro, ad attività realizzate da enti no profit, portando così un contributo positivo alla società e all’ambiente in cui operano.

“Possono essere sia lavori manuali – spiegano Ernesto Grazian, coordinatore della sezione Mnp di Treviso, e Francesco Bazan, volontario della medesima sezione – oppure lavori di tipo intellettuale, come attività in ambito di Information technology o dell’implementazione di software, da svolgersi, ad esempio, due giornate all’anno. Nel lavoro fianco a fianco, i dipendenti dell’azienda profit, con quelli dell’organizzazione senza fini di lucro, hanno un beneficio reciproco, che si riverbera sull’autostima, sul rispetto reciproco, sulla relazione interpersonale. Chiaramente, alla base, deve esserci un progetto formativo con obiettivi ben prestabiliti, affinché l’attività sfrutti al massimo il suo potenziale”.

Mentre fino a qualche anno fa, iniziative di questo tipo erano estemporanee, derivanti per lo più dalla sensibilità personale del titolare, ora, invece, sono normate e le ore di lavoro svolte dai dipendenti all’interno della realtà no profit, sono in totale continuità con il rapporto contrattuale nella propria azienda di riferimento, sia a livello contributivo che assicurativo, che legislativo.

La spinta all’utilizzo del volontariato d’impresa, deriva principalmente dall’Agenda Onu 2030, che ha enfatizzato il ruolo della Corporate social responsability (Csr) delle aziende, la cosiddetta “responsabilità sociale di impresa”, obbligandole di fatto a svolgere e rendicontare specifiche iniziative in favore del territorio e delle comunità di riferimento.
In particolare, il volontariato d’impresa può aiutare le aziende a mettere a segno cinque degli obiettivi stabiliti dall’Agenda Onu, ossia: 3. Buona salute; 4. Istruzione di qualità; 8. Buona occupazione e crescita economica; 10. Ridurre le diseguaglianze; 11. Città e comunità sostenibili.

“Noi, come ManagerNoProfit – continuano i professionisti volontari – possiamo essere i facilitatori di questo processo, mettendo in relazione le aziende profit con gli enti del Terzo settore. Lo facciamo volentieri, poiché crediamo che lo strumento volontariato d’impresa sia quello giusto per realizzare questo proficuo scambio fra profit e no profit, con vantaggi e benefici da ambo le parti. Una cosa molto bella che abbiamo riscontrato nella nostra operatività, è che i giovani sono parecchio sensibili su queste tematiche della responsabilità sociale d’impresa e del volontariato. Riteniamo sia un significativo segnale di speranza”.

L’esperienza della coop sociale Sonda

Sonda è una cooperativa sociale fondata trent’anni fa ad Altivole, che si occupa di dipendenze, marginalità sociale e inserimento lavorativo, con servizi di vario genere: dalla Fattoria per l’agricoltura sociale e il sostegno dei diversi progetti, a Ca’ Leido, centro per l’autismo e la disabilità, all’ambito formazione, fino al ramo B con l’esecuzione di lavorazioni per conto terzi.

Due anni fa la cooperativa, grazie al supporto di ManagerNoProfit Treviso, ha iniziato ad attivare progetti di volontariato d’impresa. “In realtà – spiegano la presidente della coop, Francesca Amato, e il responsabile della Fattoria di Sonda, Luca Brunati – tutto nasce praticamente per caso, qualche anno prima, quando un’imprenditrice arriva da noi in Fattoria per acquistare la verdura, e si accorge di essere capitata in un luogo degno di attenzione. Decide che vuole far vivere ai suoi collaboratori un’esperienza fianco a fianco con i nostri ragazzi, in campagna. Da lì, ci attiviamo per proporre alle aziende attività esperienziali, che inizialmente abbiamo chiamato di «team building» (letteralmente «costruzione della squadra»), quel genere di iniziative di formazione in esterna, che di soliti i responsabili delle Risorse umane delle imprese propongono ai propri collaboratori per fare gruppo”.

I professionisti di ManagerNoProfit Treviso, che avevano supportato Sonda in un percorso di efficientamento amministrativo, hanno pensato fosse riduttivo definire quelle giornate di affiancamento in azienda come “team building”, poiché “in realtà, esse rappresentano molto di più. Sono, infatti, una condivisione di valori, di storie, di relazioni, in una situazione assolutamente reale”.

Parlando dei vantaggi che il volontariato d’impresa sta portando in Sonda, dove vengono svolte una decina di giornate all’anno di questo tipo, il responsabile Brunati ha detto: “È uno scambio bidirezionale, reciproco, che genera dignità e riduce la distanza fra mondo profit e no profit. Sviluppa sensibilità, fa conoscere l’universo della disabilità a chi non l’ha mai affrontato, ci fa riscoprire i valori essenziali del fare impresa. L’esperienza va, quindi, al di là del semplice gesto caritatevole, della risorsa economica donata: qui è un mettersi in gioco in prima persona, si crea una relazione duratura e si contribuisce a generare un cambiamento culturale e sociale. Cosa svolge concretamente chi viene da noi in Fattoria? Ci aiuta in semplici attività quotidiane, come raccogliere il radicchio in campo o costruire un pollaio per le nostre galline, rispettando il ritmo di lavoro dei ragazzi con disabilità. È un gesto semplice, ma di profondo significato. Anche per coloro che sono in situazione di fragilità, è di fondamentale importanza relazionarsi con persone diverse da quelle abituali. È una crescita reciproca”.

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