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Visita pastorale del Vescovo, è Meolo l'ultima tappa

Da anni le tre parrocchie di Meolo, Losson e Marteggia operano insieme. In una realtà ricca di associazioni. Qui mons. Gardin arriva il 4 maggio, per concludere la visita avviata oltre tre anni fa.

29/04/2016

E’ Meolo l’ultima tappa della Visita pastorale del vescovo Gianfranco Agostino Gardin. Un comune di media grandezza, in provincia di Venezia ma legato anche ai centri trevigiani di Roncade e Monastier: ricco di distese agricole, ma anche di collegamenti: è attraversato dalla Treviso Mare, dalla ferrovia e dall’autostrada A4 e ci sono sia il casello autostradale che la stazione ferroviaria. Il casello, in particolare, è sorto da qualche anno, anche se finora non è molto frequentato e non è al momento un polo d’attrazione. Le tre parrocchie del comune (oltre al capoluogo ci sono le piccole Losson - al di là della Treviso Mare -  e Marteggia) sono caratterizzate da una notevole ricchezza di associazioni e forme aggregative. Anche le parrocchie sono ben radicate nel tessuto sociale e da ormai più di dieci anni operano insieme. La realtà di Meolo fu infatti immaginata come un soggetto pastorale unitario ancora prima della scelta strategica delle Collaborazioni pastorali. Nel 2002 infatti fu pensata come “unità pastorale”. Nel 2003 le tre parrocchie iniziarono ad essere seguite da un unico parroco, don Paolo Basso; dopo pochi anni si passò a due parroci in solido. Anche attualmente ci sono due parroci in solido, don Paolo Basso e don Roberto Mistrorigo. Ci sono poi un collaboratore pastorale, don Giuseppe Benetton e un altro sacerdote residente, don Dino Fiorotto.
La nostra conversazione con don Paolo e don Roberto inizia proprio dalla natura peculiare di questa realtà pastorale. Spiega don Paolo: “Quando nel 2008 sono partite le Collaborazioni, qui c’era già un Consiglio pastorale unico. Avevamo già impostato un lavoro comune, più che di coordinamento, tipico di un’unità pastorale rispetto ad una Collaborazione. La storia, del resto ha un peso e qui da tempo, fin da quando era parroco don Ruggero Gallo, le parrocchie avevano cominciato a condividere le iniziative. A favorire questo processo la presenza di un unico plesso per le elementari e per le medie, i campiscuola sono stati promossi insieme ancora parecchi anni fa”.
Aggiunge don Roberto: “Io sono arrivato da qualche mese, ma ho subito notato che le persone collaborano volentieri. Certo, c’è il rischio che il capoluogo abbia una maggiore centralità, ma per certi versi è una cosa inevitabile”.
In questi anni le tre comunità hanno lavorato assieme soprattutto sulla catechesi, con diverse sperimentazioni. Ragazzi di tutto il comune partecipano a Meolo alle attività degli scout d’Europa. I due asili di Meolo e Losson lavorano insieme, sotto la gestione de “Il Portico”, dentro ad una positiva collaborazione con il Comune. Non mancano dei Gruppi famiglie. Dal punto di vista culturale è un fiore all’occhiello la rassegna organistica, arrivata alla decima edizione, che vanta una grossa partecipazione.
Aggiunge don Paolo: “Il rischio è sempre quello della delega alla parrocchia, insistiamo sulla necessità di essere cristiani per scelta e non per tradizione. Da qui la cura per la catechesi degli adulti, la catechesi biblica, l’attenzione liturgica e formativa”.
Come si accennava, Meolo è un territorio ricco di associazioni, di vario tipo. Merita una citazione l’Associazione centro Pavanello, che propone numerose iniziative culturali: ha curato incontri sul canto gregoriano, ha promosso varie rassegne culturali e cinematografiche, raccoglie racconti, foto, documenti per mantenere vivi i ricordi dei tempi che hanno preceduto la bonifica. Quando molti contadini vivevano (fino agli anni Cinquanta) nelle baracche sorte dopo la grande guerra; dietro alla stufa c’erano bombe inesplose.
Non mancano belle realtà nel campo del volontariato internazionale, come “Meolesi solidali”. Numerosi i giovani che hanno fatto esperienza missionaria o di volontariato internazionale. Ogni anno viene proposta una serata con la testimonianza di tre giovani.
“Notiamo però una doppia anima - dicono i parroci -. C’è nella gente una bella apertura su dinamiche sociali. manca però la capacità di pensare ad una presenza organica. Per esempio non siamo pronti a partire dalla Caritas”.

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