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Visita pastorale: da Santa Maria del Rovere a Fiera, la città che cambia

Il Vescovo arriva nella periferia nordest: Fiera, Selvana, S. Pio X, S. M. del Rovere. Qui la popolazione invecchia e si sfilacciano relazioni e legami con la parrocchia. Servono nuove risposte, anche mettendo insieme forze e talenti.

03/12/2015

Quattro parrocchie: due di grande tradizione, due di costituzione più recente, che occupano la zona nord-orientale della città. 25mila abitanti che vivono in un territorio variegato, caratterizzato dalla presenza di fiumi (Sile e Storga) e parchi, ma anche di quartieri densamente abitati, di importanti vie di comunicazione (la Strada ovest, la Pontebbana, la Postumia) e di importanti istituzioni, strutture e servizi. Il Vescovo, nella sua terza tappa della visita pastorale nel vicariato di Treviso, sarà nelle parrocchie di Santa Maria del Rovere, San Pio X, Sant’Ambrogio di Fiera e Selvana. Le quattro comunità sono destinate a formare un’unica collaborazione pastorale, la cui costruzione sta muovendo i primi passi.
Ci siamo ritrovati, come sempre, con i parroci: don Angelo Visentin (Fiera), don Adelino Bortoluzzi (S. Maria del Rovere e S. Pio X), don Antonio Guidolin (Selvana). Ricordiamo qui anche gli altri sacerdoti residenti: don Luca Pertile, don Davide Schiavon e don Luigi Toffolo a S. Maria del Rovere, don Franco Marton a Fiera.
Conferma don Angelo: “Stiamo iniziando a camminare nella prospettiva della Collaborazione, ci siamo riuniti tutti insieme in un’occasione, proprio per rispondere al questionario sulla visita pastorale e per preparare questo evento. C’è una conoscenza da costruire”. Le quattro parrocchie promuovono però degli incontri in occasione dell’anno giubilare. E hanno già iniziato comunque a vivere dei momenti di collaborazione: “Ad esempio - ricorda don Antonio - le realtà di Fiera e Selvana camminano insieme su qualche aspetto già da un po’ di tempo”. E don Adelino fa presente che “la collaborazione tra Santa Maria del Rovere e San Pio X funziona bene. San Pio X si è sentita valorizzata come parrocchia. Insieme sono stati promossi gli incontri di preghiera che da tre anni si tengono con cadenza mensile”.
La prospettiva di unire le forze, in effetti, si riflette con i sacerdoti, ha un senso solo se protesa a cercare strade nuove per proporre la fede in un contesto mutato. “Fatichiamo - dice don Angelo - a leggere le situazioni nuove. I nostri cammini ed itinerari a volte sembrano nascere già vecchi. Le varie realtà e gruppi, comunque numerosi e vivaci, finiscono con il fare dei tentativi a settori. Uno degli elementi che caratterizza le nostre comunità è la poca comunicazione rispetto alle attività”.
Certo, fa presente don Adelino, le comunità di questa zona hanno grossa tradizione cristiana. Anche le più recenti, Selvana e San Pio X, sono state volute dalla popolazione: “La gente, ad esempio è molto legata alla chiesa di San Pio X. Così come a Santa Maria del Rovere c’è uno zoccolo duro di adulti sempre presente”. Ma la popolazione invecchia. “Da quando sono arrivato a S. Maria del Rovere ho celebrato 400 funerali, tra queste persone 250  erano fedelissime alla messa”. I nuovi adulti, invece, i genitori che mandano i figli a catechismo “sono il volto della prima generazione incredula”. Usa parole forti, don Adelino, per descrivere alcuni atteggiamenti e comportamenti: superficialità, egoismo, individualismo. “I riferimenti all’esperienza del cristianesimo non sono neppure sullo sfondo. Abbiamo dieci modelli di famiglia, cosa vuol dire per il catechismo? Questa situazione domanda una grossa riflessione. Tra dieci anni ci sarà ancora la fede? Noi abbiamo responsabilità in ordine alla trasmissione della fede, corriamo il rischio di essere dei «sacramentifici». Mi tocca dire che le famiglie non vogliono un catechismo serio e rigoroso”. Conferma don Angelo: “L’ambito della catechesi va ripensato”, e don Antonio conferma: “Devo dire che spesso Selvana è un supermercato comodo per dare servizi, da queste parti abitano molti nonni. E per alcuni servizi o attività, metà gente arriva da fuori parrocchia”.
Certo, le parrocchie si trovano a fare i conti con la denatalità, con l’aumento degli anziani, ma anche dell’individualismo e della solitudine. “Anche la morte stessa non lega le persone”, dice don Adelino. “Ai funerali vengono i parenti”, gli fa eco don Antonio. La parrocchia, però, resta un riferimento. Soprattutto in alcune situazione di dolore. Resta forte anche la difficoltà a coinvolgere le giovani generazioni, “soprattutto le ragazze”, fa notare don Antonio.
Oltre a tanti anziani ci sono, soprattutto a S. Maria del Rovere e S. Pio X, anche numerosi stranieri, tra cui tanti provenienti dal Sri Lanka. “Ma non ho colto tensioni, il loro inserimento è buono”, avverte don Adelino
In questo contesto, però, non mancano gruppi, attività, iniziative: le scuole dell’infanzia in tre parrocchie su quattro, gli oratori, gli scout Agesci a Fiera e Selvana, gli scout d’Europa a S. Maria del Rovere, l’Ac a Fiera e Selvana, Cl a San Pio X. A Fiera non mancano la Caritas e il gruppo missionario.
Le parrocchie conservano un buon rapporto con un territorio ricco di realtà istituzionali, assistenziali e di volontariato. Nel territorio di Fiera ci sono due case di riposo, in quello di S. Pio X l’ospedale San Camillo. A S. Maria del Rovere l’Amministrazione provinciale, ma anche tante realtà assistenziali e del volontariato: la Regina Mundi, la Nostra Famiglia, l’associazione del Murialdo, il Ceis e la Tenda. Selvana ospita gli Alcolisti anonimi e S. Patrignano. Tante realtà assistenziali favoriscono anche la presenza di comunità religiose: a Fiera le suore di S. Vincenzo e le Dorotee, le Figlie di S. Camillo a San Pio X, le Dorotee, le Mariste, le Pie suore della Redenzione a S. Maria del Rovere, nel cui territorio c’è pure il monastero della Visitazione, con le Visitandine.

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