Solo eccentrico o anche pericoloso?
Quelle che molti ritenevano delle “sparate” un po’ eccentriche di...
La visita pastorale del vescovo Gianfranco Agostino Gardin fa tappa dal 9 al 20 dicembre nella futura collaborazione denominata Treviso Sud: Canizzano, Sant’Angelo, San Zeno e San Lazzaro. Parrocchie caratterizzate dalla forte mobilità e dalla sempre minore frequenza.
Soffrono dei medesimi problemi le parrocchie che compongono la Collaborazione pastorale Treviso Sud, non ancora istituita, da Canizzano a San Lazzaro, passando per Sant’Angelo e Santa Maria sul Sile e San Zeno. La difficoltà maggiore che trovano i quattro parroci è quella di far comprendere ai fedeli l’importanza di essere e vivere la comunità parrocchiale. Il contesto geografico, invece, “spinge” nella direzione del centro e, in ogni caso, in una frequenza alle celebrazioni già piuttosto bassa, si registra un “peregrinare” di chiesa in chiesa alla ricerca di celebrazioni più confacenti ai propri desideri.
“Creare il senso di appartenenza attorno alla comunità di fede è stato uno delle prime preoccupazioni che ho avuto - spiega don Maurizio Tosello, parroco di Canizzano dal 2007 -. Abbiamo cercato di contenere la mobilità festiva con la «trappola» della catechesi domenicale. In questo modo abbiamo accompagnato i parrocchiani a sentirsi comunità e a viverla attorno all’Eucaristia, tutti insieme ragazzi, giovani e adulti”. A Canizzano esiste una piccola comunità nella comunità ed è quella dell’aeroporto con 400 persone tra militari e civili. Il cappellano militare celebra la messa ogni domenica, a cui partecipano anche le famiglie vicine alla struttura. A San Vitale è sorta la grande sala del Regno dei Testimoni di Geova, mentre una piccola sala si trova anche a Santa Maria sul Sile.
L’ampia direttiva stradale da Canizzano porta da una parte verso la vicina Quinto e dall’altra, più lontano, verso Treviso attraverso la parrocchia di Sant’Angelo e Santa Maria. Una parrocchia, due chiese, quella storia dall’insediamento antico che si è sviluppato negli anni Cinquanta dello scorso secolo attorno alla chiesa di Santa Maria, in maniera forse caotica, dai confini però ben definiti, da una parte il Sile, dall’altra la ferrovia, e a sud, in tempi più recenti la tangenziale, anche se la il confine della parrocchia va al di là di questa barriera. Per anni questa parrocchia, guidata dal 2003 da don Carlo Velludo, ha avuto tutto doppio: due chiese, due canoniche, due oratori... Erano i tempi in cui la partecipazione era molto attiva, con gruppi famiglie numerosi, un buon numero di gruppi giovanili impegnati poi nell’animazione, Gruppo Caritas e Gruppo missionario, che potevano essere ben seguiti con l’aiuto dei sacerdoti (parroco e cappellano) e dei seminaristi che vivevano il fine settimana in parrocchia. Ora la parrocchia vede la presenza e l’aiuto del diacono permanente Nicola dello Jacovo. “Forse un limite di questi gruppi è che non sono riusciti a rinnovarsi, a fare entrare altri al loro interno”, nota don Carlo Velludo. In compenso a rinnovarsi molto è stata la popolazione con l’arrivo di molte famiglie, sia a Sant’Angelo con due lottizzazioni, che a Santa Maria nella zona verso la tangenziale. “L’integrazione di queste persone non è ancora del tutto avvenuta”, mentre le costruzioni di case continuano.
Vecchie case e vecchi appartamenti, sia a Canizzano che a Sant’Angelo, sono spesso ora abitate da famiglie di stranieri. L’accoglienza di persone provenienti da altri Paesi in strutture di questo territorio ha da tempo caratterizzato Sant’Angelo, fin da Casa Betania, il prefabbricato che per un decennio ha ospitato extracomunitari in via Priamo Tron. E’ stata, poi, la volta della canonica di Sant’Angelo, prima casa di accoglienza per donne, gestita dalla Caritas e ora, comunità per minori seguiti dai Padri Giuseppini. E poi le ex scuole Marconi, che durante l’anno alternano l’accoglienza ai profughi con il dormitorio comunale per i senza fissa dimora. “Da una parte queste strutture dimostrano che in parrocchia si è da tempo conosciuta la realtà della povertà e dell’emarginazione e ha fatto scattare la volontà di agire con iniziative specifiche, dall’altro possono essere strutture che si tovano nel territorio ma che non sono curate dalle persone della nostra comunità”, spiega don Carlo. Ma se la comunità può essere stata tacciata a volte di indifferenza verso queste persone, mai si è avuta aperta contestazione, non ci sono stati motivi di osteggiare questa presenza.
Inutile dire che la partecipazione alla vita ecclesiale sta conoscendo un continuo calo, la pratica della fede è molto precaria. “Alla Messa di apertura dell’anno catechistico i ragazzi riempivano 3/4 della chiesa - nota amaramente don Velludo -. Ma non c’erano adulti in piedi. Segno che avevano accompagnato i figli, per dovere, e poi erano tornati a riprenderli”. E anche i figli, se non chiamati in queste occasioni, non si vedono la domenica alla celebrazione eucaristica.
A San Lazzaro, nel 1981, si è costruita una nuova chiesa perché sembrava che la demografia della parrocchia dovesse “esplodere”. “In realtà - spiega don Fervido Cauzzo, dal 2013 in parrocchia - a parte la zona a ridosso della Ghirada e via Nascimben, non si è avuto un grande sviluppo. Ed anzi siamo di fronte a una parrocchia che invecchia sempre più. Ne è testimonianza il fatto che da due anni non si sono celebrati matrimoni, solo 4 battesimi, in compenso 37 funerali”.
La collaborazione pastorale, come detto, non è ancora stata istituita ma le comunità per alcuni aspetti lavorano già insieme. E’ il caso del gruppo giovani della parrocchia di San Zeno che ospita anche i pari età di San Lazzaro (anche il gruppo famiglie di San Lazzaro collabora con Canizzano). “Abbiamo cercato di dare risposte col gruppo scout e col gruppo giovani a coloro che cercavano, magari altrove in modo scoordinato, progetti che potessero aiutarli nella loro vita di fede, nella ricerca - ci dice don Luca Vialetto, parroco dal 2009 -. Cerchiamo di dare le coordinate perché poi possano vivere una vita spirituale adulta, di fede, in parrocchia”. Se tutte le altre comunità parrocchiali della zona si ritrovano con molte strutture, San Zeno è invece sottodimensionata rispetto ai luoghi di accoglienza di giovani e adulti che vogliano ritrovarsi insieme. Un quartiere cresciuto nel retro della stazione ferroviaria, facile punto di riferimento anche per altre confessioni religiose. Qui ci sono tre chiese evangeliche e un centro islamico. Alla chiesa di San Zeno fa invece riferimento la comunità cattolica africana francofona seguita da don Jean Baptiste che per un periodo ha vissuto in canonica. Ospitalità viene data anche ai polacchi una volta al mese, ai cingalesi per la catechesi e ai filippini. “E’ un confronto interessante per San Zeno con altre presenze che non sono del territorio ma vivono qui la loro esperienza di fede”, dice don Luca.
Ora la visita pastorale del vescovo Gardin, che inizia nella chiesa di San Zeno il 9 dicembre, darà utili indicazioni nelle possibilità di collaborazione tra le quattro parrocchie, collaborazione che trova già ben disposti i giovani e, forse, ancora qualche titubanza tra gli adulti, spesso tra quelli meno vicini alla vita della parrocchia. Già il lavoro di preparazione alla visista è stato un primo passo della collaborazione sia tra i sacerdoti che tra i laici.